Se anche voi le avete sempre sentite nominare senza sapere davvero a cosa si riferissero, ve lo spieghiamo noi. Perché non è solo una questione di gusto.

La pianta del caffè è un arbusto tropicale che appartiene alla famiglia delle Rubiacee, genere Coffea. Se ne distinguono un centinaio di varianti tra cui le due l’Arabica (Coffea arabica) e la Robusta (Coffea canephora), che sono le più commercializzate. Sono coltivate entrambe nella fascia tropicale a cavallo dell’Equatore, ma l’Arabica preferisce le zone montuose, mentre la Robusta si trova bene ad altitudini più basse.

Coltivare la qualità Robusta è più semplice perché resiste maggiormente agli agenti esterni, l’Arabica invece, è più delicata ed è molto sensibile a parassiti e malattie.

Partiamo dal chicco di caffè, che è diverso: più allungato per l’arabica, più tondo per la robusta.
Anche il classico taglio è differente: nella robusta è diritto, mentre nell’arabica disegna la tradizionale S.

Si, però quando lo maciniamo, la forma del chicco e il taglio contano poco. Cosa ci mettiamo nella tazzina?
L’Arabica ha un contenuto di caffeina inferiore: va dall’1,2% all’1,7% per l’Arabica, mentre la Robusta ne può contenere dall’1,6% al 3,2% e a volte anche di più.
Inoltre, l’Arabica è in grado di dare una bevanda più aromatica, meno amara e meno astringente rispetto alla varietà Robusta.

Ecco, questa è la differenza tra Arabica e Robusta. E quello che bevete non è solo caffè.